ISTITUTO BIJA YOGA

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LABORATORIO DI RICERCA E SPERIMENTAZIONE DI YOGA TIBETANO

APPRENDISTATO ALLA MEDITAZIONE COME VOLUTO DA NAROPA

Il presupposto dello Yoga Tibetano sono i Testi Antichi di Yoga, da interpretare con il corpo.
Ci si attiene scrupolosamente all'insegnamento originale, senza apportare alcunché di nuovo o di proprio. I movimenti sono fatti in perfetto silenzio. E perciò le sensazioni vissute, tattili ed energetiche, portano alla corretta decodifica dei testi.

Il lavoro è diviso in tre fasi

La prima fase è dedicata agli esercizi fisici, cioè agli asana. L'Asana è una postura che genera felicità sensoria. Il corpo deve attivare gli Asana, deve passare attraverso un intenso esercizio fisico per poter generare delle capacità sensorie che lo portino oltre lo stato fisico. Per questo è necessario che gli Asana siano ben impostati, con disciplina tecnica, al fine di creare quell'attivazione sensoria che porta a "sentire". Il corpo è la parte più grossolana della mente, lavorando e rinforzando e modificando questa parte grossolana si raggiunge uno stadio successivo. I testi antichi menzionano sempre le due vie necessarie al raggiungimento del Nirvana: Saggezza e Metodo. La saggezza ci è fornita dai testi originali che non hanno subìto modifiche. Il metodo è rimasto esoterico, trasmesso soltanto oralmente, non lo si trova nei testi. Per questo trovare un autentico Maestro è davvero una rarità, ma una volta trovato è semplice capire se siamo di fronte ad una persona realizzata. Infatti basta osservare se ciò che stiamo facendo "funziona", se la strada che percorriamo ha un cuore. Se non è così non ci rimane che continuare a cercare.
La seconda fase è dedicata all'ascolto delle sensazioni generate, durante un profondo rilassamento.
La terza fase è dedicata al racconto reciproco delle sensazioni ed alle spiegazioni. Tale parte ha l'unico scopo di portare alla coscienza i fatti avvenuti, nel breve tempo in cui sono ancora vagamente percepibili. Per fare un esempio un po' grossolano, è come quando ci si sveglia da un sogno importante: quello che non si scrive subito, nei primi momenti dal risveglio, va perduto per sempre.

Alcuni riferimenti teorici

Lo yoga tibetano si attiene scrupolosamente alle scritture antiche. Nello Hatha-Pradipika (o Hathayoga-Pradipika) si legge:
Prima Lezione
64. "Il giovane, l’anziano o il molto anziano, il malato o anche il debilitato, instancabili in ogni aspetto dello yoga, grazie al continuo esercizio, ottengono la completa realizzazione."

Non ci sono dubbi che occorra continuo esercizio

65. "Chi pratica le azioni prescritte dello Yoga ottiene la realizzazione ultima; come può ottenerla chi si astiene dall’attività? La realizzazione dello Yoga non nasce dalla mera lettura dei trattati."
66 "Né l'indossare le vesti dello yogin, né parlare di Yoga è causa della realizzazione finale, bensì la pratica è la causa della realizzazione. Questa è la verità, senza dubbio."

Si ribadisce che le coreografie e gli accessori distolgono dall'unica cosa che conta: la pratica.

67. “ Gli Asana, i vari tipi di Kumbhaka e le eccellenti pratiche, tutti debbono essere usati nell’esercizio dello Hatha, fino al raggiungimento del frutto, il Raja-Yoga”

Questa è una specifica estremamente chiara, dice cosa occorre: Asana, Kumbhaka, pratiche; lavoro fisico quindi. Ed inoltre spiega che nessun frutto (Raja) può essere raccolto senza questi.

Tale concetto trova la sua conclamata definizione nella Seconda Lezione al punto

76. "Il Raja-Yoga non è coronato da successo senza lo Hatha, né lo Hatha senza il Raja: perciò li si pratichi entrambi fino alla realizzazione finale".

In questo passo lo Hatha non viene più neanche considerato una scala - seppur necessaria - per il raggiungimento del Raja, bensì si capisce chiaramente che - arrivati ad un certo livello di pratica - nessuna distinzione è più possibile fra Hatha e Raja, fra Mente e Corpo, fra Umano e Divino. Yoga unisce, Yoga diventa UNO.

Vedi schede insegnanti:
- - - > Sauro Sabatini
- - - > Daniela Nannucci
- - - > Duilio Cecalotti
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